La riconoscete la fotografia in Copertina ??? È uno dei 50 Scatti tra i più famosi nella Storia Fotografica.

Undici lavoratori, per lo più immigrati, panini in mano e sigarette accese mentre ‘casualmente’ siedono in equilibrio su una piccola trave sospesa a un centinaio di piedi da terra. Questi uomini sembrano leggeri e pesanti allo stesso tempo, Stanno facendo una pausa pranzo durante la costruzione dell’edificio RCA, la punta di diamante del Rockefeller Center.

La fotografia è stata scattata il 19 settembre 1932, al culmine del boom della costruzione di grattacieli a New York City; l’anno prima era stato completato l’Empire State Building e nel 1930 il Chrysler Building era stato la prima struttura umana alta circa 300 mt.

Tornando alla nostra immagine, dopo due settimane lo scatto comparve sul New York Herald Tribune, a corredo di un articolo in cui si segnalava la mancanza di corde o altre protezioni.
Ma a quale fotografo andava attribuita la paternità dell’opera? Per anni la fotografia fu accompagnata dalla didascalia “autore sconosciuto”. Visto il suo impegno sociale e di denuncia, molti storici della fotografia finirono per associarla a Lewis Hine. In quel periodo peraltro il fotografo, era effettivamente impegnato nella realizzazione di un reportage sulla costruzione dello skyline newyorkese e tutto sembrava combaciare.

Settant’anni dopo però, il segreto che avvolgeva lo scatto venne finalmente svelato…………

Nel 1995 l’Archivio Bettman, che aveva fino a quel momento mantenuto i diritti sulla foto, venne acquisito dall’agenzia Corbis.
Nel 2003, nell’ambito dei festeggiamenti per il centesimo anniversario della nascita di Otto Bettmann, la Corbis decise di provare a sciogliere il mistero di questa Fotografia e definire in maniera inattaccabile chi fosse l’autore di uno degli scatti più celebri del mondo. Venne lanciato sui principali quotidiani americani un appello, a cui risposero ovviamente miriadi di potenziali eredi.
Ma l’agenzia privata assunta per l’analisi delle prove presentate, stabilì, oltre ogni ragionevole dubbio, che Joyce Ebbets, moglie del defunto “Charles Clyde Ebbets” aveva ragione.

La signora vantava prove inequivocabili: una fotografia del marito al lavoro come reporter sulle travi dello stesso grattacielo, alcune lastre fotografiche d’immagini nella stessa sessione di lavoro, e una ricevuta di compenso straordinario del giornale che pubblicò la fotografia e che riconosceva al fotografo un’indennità extra per la pericolosità degli scatti.
Finalmente, Charles Clyde Ebbets veniva riconosciuto come l’incontrovertibile autore di “Pranzo in cima al grattacielo”.

 

Ma c’è un’altra storia dietro questa fotografia che è diventata nel tempo un’icona di ottimismo e d’ingegno americano. L’immagine appare come la luce positiva del capitalismo americano, onorando le grandi altezze e le realizzazioni rese possibili dall’ innovazione.

Nel 1932, l’anno in cui la foto è stata scattata, la Grande Depressione era al suo apice. Il tasso di disoccupazione si aggirava intorno al 25% negli Stati Uniti, raggiungendo l’ 80% a Toledo, Ohio.

Una delle ragioni che stanno dietro il “boom dei grattacieli” dei primi anni ‘30 è stata proprio la disponibilità di manodopera a basso costo, ciò che Marx chiama il “surplus dell’esercito del lavoro.” Che sia lo schiavo del 1860, l’immigrato irlandese o messicano rispettivamente del 1930 e 1990, o l’operaio cinese del 21 ° secolo, il capitalismo opera sempre allo stesso modo: tieni i salari al minimo della sussistenza e ti utilizza come merce di scambio per trarre il maggior profitto possibile: “Non ti piace questo lavoro? Non pensi di essere trattato in modo equo ? Sappi ci sono milioni di persone là fuori che vorrebbero questo posto. Prendere o lasciare “.

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n questa foto c’è anche questo. I lavoratori che hanno reso possibile la costruzione del Rockfeller Center vivevano da qualche parte sullo sfondo, dietro quelle nuvole, dove i quartieri alti finiscono e Harlem avanza ospitando non solo i neri americani, ma immigrati irlandesi, italiani, ebrei, etc. Quei lavoratori sono tornati nello sfondo sfocato, e dopo il tempo dell’esposizione che li ha resi immortali, sono stati inghiottiti nuovamente dalla massa anonima dei disperati.

 

Sebbene qualcuno ancora ipotizzi che si tratti di un fotomontaggio vi lascio con qualche divertente parodia:

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